Esercizi Spirituali a Tirana in Albania

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22/03/2017
p. Ernesto
Avendo viaggiato a Tirana per dare gli Esercizi Spirituali, ho ricevuto un dono, a dire il vero, di una grandiosità tale che non posso tacerlo: sebbene è palese l’esperienza che Il primo arricchito in dare gli Esercizi è il predicatore, in questo caso il predicatore è stato sublimemente arricchito.
 
Ho intitolato questa breve testimonianza “come nei tempi del curato Brochero” in onore del grande apostolo degli Esercizi Spirituali. Sappiamo infatti che San José Gabriel del Rosario Brochero non solo  promuovete questi esercizi organizzandoli, ma lui stesso insieme ai suoi collaboratori laici andavano per i villaggi favorendoli senza risparmiare nessun mezzo. Ancor oggi, nella “traslasierra cordobesa  si sente dire fra la gente semplice: “padre, sono rammaricato perché non ho potuto fare gli Esercizi questo anno”. Il legato lasciato in quelle terre da un promotore degli Esercizi ha durato più di cento anni dopo la sua morte!
 
In questo caso, i colli furono le semi desertiche montagne di Scutari e i promotori furono i ragazzi del gruppo albanese delle Voci del Verbo. Loro, dici giorni fa, guidati dalle Serve del Signore e della Vergine di Matarà della comunità di Tirana, si recarono ad un paese di 6000 abitanti. Il parroco don Giuseppe Barbati, che sempre ha conservato una grande gratitudine per la formazione ricevuta nel Seminario San Vitaliano, aveva invitato loro per realizzare un’incontro giovanile.
 
I giovani delle Voce invitarono ed incoraggiarono a participare agli Esercizi Spirituali ai ragazzi di quella parrocchia. La risposta non si fece aspettare: bastarono quattro giorni perché, con l’aiuto di don Giuseppe, un gruppo di 20 entusiastici giovani si mettesse in cammino verso Tirana per realizzargli… appunto come nei tempi del curato Brochero!
 
Mi diceva don Giuseppe, che se avesse avuto ancora un’altra settimana di tempo, i giovani a partecipare sarebbero stati il doppio.
 
Per loro furono giorni sacrificati: ascoltare le conferenze in italiano con traduzione simultanea (realizzate da una religiosa albanese), non sempre è compito facile. Ma, dando testimonianza dell’accaduto posso dire: non volava una mosca in cappella, dove i cinquanta giovani si recavano puntualmente cinque volte al giorno per meditare e contemplare; e tutto questo malgrado l’età giovanissima di tanti e la prima esperienza della maggioranza.
 
Chi conosce la vivace gioventù albanese  può facilmente immaginare che il “silenzio” durante i tempi liberi sarebbe stato un tanto difficile da conservare (giacché per natura sono molto “giocherelloni”): Insomma, scherzi, rissate e nascondini alla sera erano all’ordine del giorno.
 
Ma, fra me e me, pensavo: non è possibile che i celati organizzatori dei divertimenti abbiano l’ultima parola… E quindi con la comprensione di Sant’Ignazio (spero) e con quella di don Bosco (sono più sicuro), ho finito gli Esercizi anticipatamente ed io personalmente ho organizzato i giochi come nei tempi in cui lo facevo a Segni… la felicità mia fu al completo … e penso anche quella dei ragazzi.
 
Un dato interessante: nel braccio di uno degli esercitanti di quindici anni, c’era un tatuaggio  con il nome del suo ammiratore: il nonno, confessore della fede. Lui aveva chiesto ai comunisti di andare in prigione al posto del proprio fratello sacerdote, che era stato presso e condannato. Lo liberò perché lui potesse continuare a fare il suo segreto e zelante apostolato. Cosi il nonno Luigi rimasse in prigione undici anni più altri quattro anni di lavori forzati, perché la grazia e la fede potesse trasmettersi in quelle terre con l’apostolato del fratello sacerdote, cui si mantenne fedele malgrado i pressanti inviti ad apostatare. Luigi visse altri cinque anni, dopo la caduta del comunismo.
 
Alla sera della domenica, i giovani di Scurati si recarono da don Giuseppe per dirgli: grazie per questo dono, vorremmo prenotarci per gli esercizi dell’anno prossimo…. insomma, come nei tempi del curato Brochero!
 
Adesso mi trovo a Montefiascone insieme a quattro ragazzi albanesi (due maggiori e due minori) che ho portato con me perché facciano esperienza nelle case di formazione.
 
In Cristo e Maria.
 
p. Ernesto