Convegno Dottrina Sociale a Montefiascone

28/11/2017
Fabio Trevisan
Presso la Rocca di Montefiascone si è tenuto lo scorso 17 novembre un importante convegno sul principio di sussidiarietà. Organizzato dall’Osservatorio Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa, dalla Società Internazionale San Tommaso d’Aquino (SITA), dall’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) e dalla Gustav-Siewert-Akademie, il congresso è stato aperto da Padre Ernesto Caparros, Provinciale IVE Italia, che ha voluto porgere, in qualità di ospitante, un indirizzo di saluto alla folta platea accorsa da numerose parti d’Italia.

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’
Un principio dentro un ordine delle cose

Presso la Rocca di Montefiascone si è tenuto lo scorso 17 novembre un importante convegno sul principio di sussidiarietà. Organizzato dall’Osservatorio Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa, dalla Società Internazionale San Tommaso d’Aquino (SITA), dall’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) e dalla Gustav-Siewert-Akademie, il congresso è stato aperto da Padre Ernesto Caparros, Provinciale IVE Italia, che ha voluto porgere, in qualità di ospitante, un indirizzo di saluto alla folta platea accorsa da numerose parti d’Italia. Ha presieduto i lavori Don Samuele Cecotti che, dopo aver ringraziato l’IVE per l’organizzazione in loco (a pochi passi dalla Rocca il Seminario IVE fungeva da base logistica) ha ceduto la parola a S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Vescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio Van Thuan. Dopo i sinceri ed apprezzati ringraziamenti agli organizzatori e a tutti i convenuti, Mons. Crepaldi ha posto così l’obiettivo fondamentale del convegno, ossia quello di un’impostazione teoretica di carattere teologico e filosofico all’interno di una cultura da costruirsi in modo organico. Rilevando la crisi della fede attuale, il Vescovo di Trieste ha auspicato un corretto modo di intenderla, dando priorità ai contenuti della fede, in quanto l’uomo ha bisogno di verità. Il Dott. Stefano Fontana, Direttore dello stesso Osservatorio, ha trattato il tema della sussidiarietà nei documenti del Magistero sociale della Chiesa, enunciando sin dall’inizio il principio, indicato in modo chiaro nel paragrafo 80 della Quadragesimo Anno di Pio XI. Ha sviluppato il senso proprio del principio di sussidiarietà, sottolineandone la dimensione ontologica (cosa esso essenzialmente è) prima che procedurale (cosa fare). In tal senso ha criticato il Trattato di Maastricht del 1992 ed il famoso ed evocato titolo V della Costituzione Italiana, in quanto criteri solo procedurali-operativi del principio di sussidiarietà stesso. Fontana ha ribadito che questo principio deve collocarsi all’interno di un ordine delle cose, dentro un sistema di responsabilità politico e morale, avendo un carattere ontologico, pratico ed etico. Pur rilevando il contesto attuale in cui il sistema dei diritti prevale sui doveri, ciò che legittima il principio di sussidiarietà avrebbe dovuto essere, secondo le testuali parole di Fontana, “un diritto ad esercitare dei doveri”. Ha criticato inoltre certo personalismo moderno che avrebbe posto prima la persona e poi l’organizzazione sussidiaria, fraintendendo in tal senso il termine “persona” che non può esistere allo stato puro, ma all’interno di un bene comune strutturato.

Natura, fine e problemi di un principio

Il Prof. Danilo Castellano, Ordinario di filosofia politica all’Università di Udine, già Preside della Facoltà di Giurisprudenza dello stesso Ateneo, ha esordito criticando le formulazioni ben note del principio di sussidiarietà intese come “sussidiarietà verticale” (criterio regolatore di competenze al fine di assicurare efficacia all’organizzazione dei pubblici poteri) e come “sussidiarietà orizzontale” (criterio regolatore per funzioni esercitate da privati), rilevando come non si debba parlare qui di principio ma piuttosto di opzione regolatrice della prassi. Non solo ha invitato quindi ad allargare lo sguardo oltre alla sfera circoscritta ai rapporti fra lo Stato e la società, intendendo coniugare lo stesso principio in “senso largo” (dove l’ordine naturale delle “cose”, il loro fine sono sussidiari per l’uomo) ma anche recuperando il significato etimologico del linguaggio, abbandonando così l’abuso ideologico dello stesso. La sussidiarietà pertanto in “senso largo”, ha ribadito il Prof. Castellano, è inscritta nelle “cose” ed essa è propria, sul piano politico, dell’autorità che è il potere di far crescere le persone secondo il loro intrinseco fine. Restringere invece il principio di sussidiarietà entro i confini di una giustizia “amministrativa”, ha continuato Castellano, ha reso, nel contesto socio-politico attuale, il problema ascrivibile alla sola sfera dell’autonomia, facendolo diventate tutt’al più un problema di “non ingerenza”. Tale attribuzione ristretta del principio di sussidiarietà alla “sovranità delle sfere”, ha rimarcato il Prof.Castellano, non può essere conforme alla Dottrina sociale della Chiesa, essendo una rivendicazione della dottrina politica calvinista. Se infatti sussidiario (dal latino subsidium= aiuto) è sinonimo di strumento utile, innanzitutto in senso politico, va precisato che “politico” rimanda essenzialmente al significato etico, come si può evincere nel Libro I della Politica di Aristotele, dove la comunità politica è società naturale al pari della famiglia e del villaggio. Il Prof. Castellano ha contestato, a tal riguardo, il concetto di famiglia come “sovranità antecedente” e quindi conflittuale rispetto allo Stato o alla comunità politica (frutto della Modernità politica), rilevandone invece un fine proprio, al pari delle altre comunità naturali, e quindi richiedente la simultanea ed armonica attività di tutte le co-essenziali comunità naturali. Anche gli ordinamenti giuridici, ha ulteriormente sottolineato Castellano, non possono essere “neutrali”, poiché sono “sussidiari” per l’uomo, aiutandolo a conseguire il fine inscritto nella sua natura. Lo stretto legame fra sussidiarietà e solidarietà (principi complementari) ha realizzato in ambito cattolico un “ibrido” che ha favorito, secondo Castellano, un graduale abbandono del “bene comune” progressivamente sostituito dal “benessere”, così come il concetto di “giustizia sociale” avrebbe gradualmente sostituito il principio di sussidiarietà.

Famiglia, matrimonio e sussidiarietà

Il Prof. Umberto Galeazzi ha sviluppato il pensiero di San Tommaso d’Aquino sulla famiglia e il matrimonio, intendendo quest’ultimo come “compito naturale” e come Sacramento. In quanto Sacramento ha ribadito l’analogia del matrimonio come mistero dell’unione di Cristo con la Chiesa e, citando l’Aquinate, ha parlato della carità tra i coniugi in virtù della grazia del Sacramento. La prima causa del matrimonio come Sacramento è quindi la potenza di Dio, causa seconda è invece il consenso degli sposi. Pertanto, con il Doctor Communis, ha rimarcato l’importanza dell’indissolubilità, rifiutando l’adulterio (“malum simpliciter”, male per se stesso)in quanto contrario alla carità. L’amore pertanto, ha ribadito il Prof. Galeazzi, è la forma (intesa in senso sostanziale) del matrimonio, ossia “ciò per cui il matrimonio è quello che è”. L’amore quindi deve essere ordinato (ordo amoris) ed è l’ordine che deriva dall’amore di Dio. Criticando il principio Kantiano di “autonomia”, Galeazzi ha concluso con San Tommaso d’Aquino condividendone l’accezione quale “essenza dell’immoralità”.

Sussidiarietà e naturale politicità

Il Prof. Giovanni Turco, riprendendo in particolare due testi di San Tommaso d’Aquino: “De regimine principum” e il “Commento alla Politica di Aristotele” ha sottolineato gli elementi costitutivi della comunità politica, additando il criterio aletico: “La politica ( la sussidiarietà) è un problema di verità”. E’ necessario quindi ricondurre al principio le questioni, a partire dalla famiglia, secondo l’espressione felice dell’Aquinate: “La politica non crea gli uomini ma li riceve dalla natura” e, pertanto, ha ribadito il Prof. Turco, la “naturale politicità” ha forza nella natura stessa e si esprime con la famiglia, il villaggio, i corpi intermedi. Ogni compagine ha dunque una propria finalità naturale. Riprendendo l’equivocità del termine “sussidiario”, il Prof. Turco ha criticato il principio perimetrale (debitore alla “sovranità delle sfere”) di indipendenza, così come il funzionalismo nella logica di “decentramento” scaturito dal già menzionato Trattato di Maastricht. Ha altresì denunciato le carenze del “principio dirimente” di difesa della società dallo Stato, rinvenendone le premesse non accettabili nel liberalismo o nel concetto di autodeterminazione. Ha proposto quindi un reciproco sussidio tra famiglia e società quali “via generationis” e “via perfectionis”, ribadendo che la famiglia presuppone la comunità politica e viceversa. La società, ha argomentato il Prof. Turco, ha un rilievo ontologico (“societas hominum”) sia pubblico sia privato e la sussidiarietà stessa non è autentica quando non è rivolta a un fine, ad un “ordo amoris”. Come auspicato dall’Aquinate, ha concluso il Prof. Turco, il modello è quello di una società come unione (comunità di comunità) in cui l’arte politica è ordinatrice e perfezionatrice, sull’esempio di un coro musicale polifonico.

Sussidiarietà e dignità umana

Il Prof. Giacomo Samek Lodovici dell’Università Cattolica di Milano ha parlato della dignità incommensurabile dell’uomo in forza della sua natura razionale, precisando che “persona” significa ciò che c’è di più perfetto nella natura e rimarcandone appunto la preziosità (“Le cose hanno un prezzo, gli esseri umani no”). Ha distinto tra dignità ontologica (inerente alla sua natura) e dignità morale (che può accrescere o diminuire) pur alludendo all’irripetibile unicità dell’uomo. Questo riconoscimento, ha continuato Samek Lodovici, inerisce ad una relazione intersoggettiva, nella quale l’uomo diventa uomo solo tra uomini. Ha sottolineato l’importanza quindi del riconoscimento del bene che è l’altro (subsidium autentico), della cura, dell’affetto e del sostegno sussidiario, evidenziando l’importanza del principio di causalità, dove i genitori non costituiscono solo un grembo fisico ma anche spirituale. La fondazione del principio di sussidiarietà, ha sintetizzato il Prof. Samek Lodovici, sta nel riconoscimento di ogni persona, di ogni comunità quali apportatrici di nuova linfa vitale e dell’intendere la solidarietà per il rafforzamento delle virtù, in vista del bene comune.

Sussidiarietà e sistema politico

Padre Arturo Ruiz Freites (IVE) ha concluso i lavori sulla sussidiarietà trattando dell’importanza dell’agire umano in relazione al compimento del bene comune. Sottolineando che l’agire si fonda nella natura umana e che quindi segue l’essere, Padre Arturo ha parlato dell’inerenza dell’auto-dominio, della libertà e della responsabilità. Esplicitando il significato positivo della “corporatività” della società politica, ha sollecitato quindi la promozione e la tutela dei corpi intermedi. In merito all’autorità politica, ha precisato Padre Ruiz Freites, va riconosciuta che essa viene da Dio (citando il Catechismo della Chiesa Cattolica) e come essa sia stata deformata dalla modernità, dimenticando che la sana autorictas ordina le parti, armonizzandole per il bene comune. Anche la legittimità della rappresentanza politica, ha proseguito il Padre dell’IVE, trova fondamento nella trascendenza (governo divino) e nella rettitudine per il bene comune. La legittimità della rappresentanza quindi ha valore ontologico e morale, se conforme alla giustizia. Auspicando che la rappresentanza e l’autorità politica siano il rispecchiarsi del governo divino sugli uomini, Padre Ruiz ha stigmatizzato i vizi e gli errori dell’individualismo e delle ideologie (teorico e pratiche), del crescente immanentismo che hanno assolutizzato la “coscienza” e lo Stato e condotto ad un egualitarismo ingiusto e massificato.

Conclusioni

Don Samuele Cecotti, che ha svolto il ruolo di apprezzato organizzatore e moderatore del convegno, ha ringraziato infine tutti gli stimati relatori (religiosi e laici), il folto pubblico presente, la pregiata disponibilità ed ospitalità dell’IVE, dando appuntamento al prossimo anno per la terza edizione di un convegno sempre più stimolante e culturalmente significativo.